Lunedì 14 settembre si è svolta la seconda riunione del nostro gruppo. Purtroppo, per svariati motivi, la partecipazione è stata minore rispetto al primo incontro, ma la discussione è stata comunque molto vivace ed appassionata. Il tema scelto per la serata, da cui si è partiti per la discussione, è - come dice il titolo - "Fascismo e antifascismo: ieri e oggi". Ci si è chiesti se abbia ancora senso, nel 2009, dichiararsi antifascisti, riconoscersi nei valori dell'antifascismo, a livello individuale e, cosa ancor più importante, a livello partitico. La domanda può sembrare retorica e fine a se stessa, ma se pensiamo alla nostra società capiamo che questa domanda è tutt'altro che retorica. I segnali sono diversi e preoccupanti, e si riscontrano a tutti i livelli, dal "popolino" alla politica dei piani alti. Il revisionismo è diventato ormai di moda, ma i segnali più preoccupanti sono più sottili, meno evidenti. La nostra società è impregnata fino al midollo di comportamenti "fascisti", in tutti gli ambiti nella vita di una persona, dal posto di lavoro all'istruzione, dalla sanità all'informazione. Per questo motivo la discussione è scivolata naturalmente dalle manifestazioni più esteriori dell'antifascismo, quali possono essere le celebrazioni partigiane, a temi più attuali, ancorati alla realtà che viviamo tutti i giorni. E' scontato che la partecipazione alle manifestazioni antifasciste sia fondamentale, soprattutto da parte dei partiti. Un vero partito di sinistra ha il dovere morale di dichiararsi pubblicamente antifascista, e non deve esserci la minima titubanza o cedimento, cosa che purtroppo negli ultimi anni è avvenuta. Ma accanto a questa dichiarazione di valori è essenziale combattere il nuovo fascismo: lo sfruttamento e la precarietà sul lavoro, che conduce ad una terribile guerra tra poveri; la xenofobia dilagante, alimentata dalla crisi economica e su cui il populismo della Lega Nord soffia ininterrottamente; una sanità e un'istruzione pubblica ridotte all'osso, con ragazzi sempre più ignoranti e inquadrati e sempre più persone costrette a rivolgersi al privato, finanze permettendo; infine, un'informazione agonizzante, in cui le poche voci dissidenti vengono picconate a colpi di querele, intimidazioni più o meno velate, ma sempre senza sporcarsi le mani. Tutto questo per lasciare posto all'unica verità possibile, la verità del padrone che non ammette critiche, né tantomeno opposizioni. Il dibattito si è dilungato molto sull'importanza dell'informazione, anche alla luce degli eventi degli ultimi giorni. La manovra orchestrata da Berlusconi per mettere a tacere ogni possibile voce dissidente durante l'autocelebrazione andata in onda in prima serata è il segno più inquietante del regime mediatico che vige in Italia. Nessun dissenso, nessuna voce che possa scalfire la verità del capo, per quanto fasulla. Proprio oggi abbiamo avuto un'ulteriore prova dell'enormità della menzogna che quotidianamente l'informazione riversa sugli spettatori: un nostro conoscente, volontario a Onna, ci ha comunicato che le casette inaugurate ieri, martedì 16 settembre, sono senza luce e gas, per cui inutilizzabili. Le chiavi che Berlusconi ha consegnato in gran pompa sono state tutte restituite. Naturalmente nessun telegiornale odierno si è preoccupato di dare questa notizia.
Il problema dell'informazione è perciò cruciale per una sinistra che voglia scalfire lo strapotere berlusconiano. Il dibattito si è dilungato sui metodi utilizzabili, e sulle possibilità concrete che la sinistra possa contrapporsi in maniera organica e compatta alla destra. Si è parlato di comunicazione diretta, di mobilitazione, di tornare insomma ad usare i metodi che la sinistra ha sempre usato, e che fanno parte della sua indole più profonda ed autentica. E' chiaro che il nostro obiettivo più immediato debba essere quello di coinvolgere il maggior numero di persone possibile, e questo richiede l'impegno di ognuno di noi. Un altro obiettivo importante, ma certamente meno alla portata, è quello di far sentire forte la propria voce, ognuno all'interno del partito in cui milita. La classe dirigente politica deve ascoltare i suoi militanti, e i militanti devono essere liberi di decidere l'adeguatezza o meno dei loro rappresentanti. Più siamo, più la nostra voce sarà forte, e la classe dirigente non potrà più fare orecchie di mercante.
La discussione si è protratta oltre la mezzanotte, quando si è stabilito che il prossimo argomento da affrontare sarà il problema del lavoro, un tema su cui la sinistra deve assolutamente ricominciare a parlare e parlarsi. La classe operaia - e soprattutto questa classe operaia, precaria e disorientata - ha un assoluto bisogno di una sinistra che gli parli e che si parli. Il lavoro è la bandiera sotto cui tutta la sinistra deve finalmente riunirsi.
mercoledì 16 settembre 2009
Fascismo, antifascismo e molto altro
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