Prima di tutto vorrei ringraziare la C.G.I.L. nella persona di Livorno Brunello per l’ampia sintesi data in merito alla situazione del tessile e del meccano-tessile Biellese; si evince, dopo la panoramica avuta, che il futuro per il Biellese non potrà essere il tessile, poiché questo settore non solo non sarà in grado di creare nuovi posti di lavoro ma, a crisi finita, vedrà un ulteriore ridimensionamento delle aziende. Questo settore già duramente provato dalla crisi “Tessile” (per eventi dovuti ai mercati emergenti, Cina India ecc.), e ora, sottoposto anche alla crisi economica, ha un altro problema, tutto Biellese, che risiede nelle stesse aziende, in quanto la maggioranza di esse è gestita dalle “famiglie proprietarie“ che, a volte, può essere considerato un limite alla dinamica con cui dovrebbero essere gestite le aziende moderne.
Inoltre i processi avuti in altri settori, con la fusione di diverse realtà produttive in una unica di dimensioni maggiori, ma più competitiva e preparata per vincere le sfide dei mercati, si è verificato nel settore tessile solo in casi sporadici.
Ad aggravare la situazione ci ha pensato anche il Governo ed in particolare il Ministro Gelmini, con il taglio dei finanziamenti necessari per il buon funzionamento dell’“Università degli studi tessili” (unica nel suo genere) e indispensabile per rilanciare l’eccellenza mondiale della produzione Biellese.
La popolazione Biellese non potrà sperare quindi in una ripresa del settore tessile anche a fine crisi economica.
Continuando con la riforma Gelmini e i tagli imposti dal Ministro Tremonti sulla scuola ( 40.000 esuberi all’anno x 3 anni), l’invisibilità momentanea della perdita dei posti di lavoro fissi, (i posti sono stati infatti tagliati ai precari), si farà sentire man mano che ci saranno i pensionamenti e non ci saranno assunzioni, e i lavoratori precari vedranno sempre più allontanare la loro speranza di un lavoro a tempo indeterminato, come ben spiegato dal Prof. Graziano Euro.
Anche in questo settore quindi, posti di lavoro nuovi all’orizzonte non se ne vedono, ma come spiegato, vi saranno diminuzioni di unità. Qui la crisi economica non c’entra, sono scelte politiche a nostro avviso sbagliate in particolare proprio sugli investimenti del sapere.
Uno spiraglio, a detta degli interventi, (dott. Chiappo) si apre forse sulla sanità Biellese, sperando che non ci siano anche sul settore sanitario tagli imposti dal Governo o dalle Regioni.
Più ottimista, se pur in misura minima, potrebbe essere lo sviluppo del turismo con progetti
promossi dalle Comunità Montane (sempre che nel frattempo non vengano abolite) che rendendo appetibili le nostre vallate, potrebbero portare turismo e di conseguenza sviluppo nelle attività indotte.
Un cenno viene dato anche all’agricoltura Biellese, in merito alla produzione dei prodotti tipici, i quali però non potranno dare prospettive di nuovi posti di lavoro.
Tutti concordi che il futuro concreto sarà sulle energie alternative, per le quali i nostri boschi potrebbero avere un ruolo importante (ora in balia dell’anarchia più completa).
Infine, la prospettiva di zona residenziale di convenienza per lavoratori di grandi città come Torino e Milano (visti i tempi di percorrenza delle tangenziali per arrivare sui posti di lavoro, gli affitti proibitivi e la qualità della vita), potrebbero trovare spazio nel Biellese se sostenuti da mezzi di comunicazioni efficienti e veloci.
Le domande che ci poniamo e poniamo ai partiti che hanno rappresentanza nelle istituzioni sono queste:
-A fine cassa integrazione quanti disoccupati ci saranno nel Biellese?
-Quante aziende chiuderanno?
-Che cosa faranno i disoccupati?
-Che lavoro potrebbero fare i Biellesi oltre a quelli della loro tradizione?
-Ci sono progetti (anche lontani dalle nostre tradizioni) finanziati dalla Comunità Europea, dal Governo, dalla Regione attuabili nel nostro Biellese?
-Si possono trovare convenienze per attrarre grosse realtà produttive (e di conseguenza posti di lavoro) nel nostro territorio?
Come semplice organizzazione, rivolgiamo questa lettera aperta ai partiti, invitandoli a scovare tra le pieghe delle leggi, dei finanziamenti, dei rapporti con le istituzioni, nei contatti personali con imprenditori veri, delle soluzioni rapide e sostenibili per la nostra gente ed il nostro territorio.
Aspettiamo risposte.
P.s. Ringrazio Laura Gallo per l'aiuto fornito nella stesura della sintesi
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